Differenza tra TAN e TAEG: come leggere un contratto di finanziamento

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Il linguaggio utilizzato nei contratti bancari e nei preventivi di finanziamento in Italia può sembrare un labirinto di sigle incomprensibili, studiato ad arte per disorientare chi non mastica pane e finanza tutti i giorni. Tuttavia, nel mercato del credito al consumo, della Cessione del Quinto e dei mutui ipotecari del 2026, possedere le chiavi per decrittare le offerte promozionali è l’unica difesa contro i costi nascosti e occulti. Due percentuali, in assoluto, dominano ogni documento precontrattuale, pubblicità televisiva o annuncio web: il TAN e il TAEG. Comprenderne la profonda differenza è il primo comandamento per ogni cittadino che desideri proteggere i propri risparmi ed evitare scelte finanziarie catastrofiche e onerose per il bilancio della propria famiglia italiana.

Il TAN: il costo puro del denaro prestato (senza accessori)

Il TAN, acronimo per Tasso Annuo Nominale, rappresenta il tasso di interesse puro e crudo che la banca o la società finanziaria richiede in cambio della cessione in prestito di una determinata somma di denaro. Esprime, in termini percentuali e su base annua, la remunerazione esclusiva del capitale erogato.

Per fare un esempio semplificato all’estremo: se si ottengono in prestito 10.000 euro con un TAN annuo del 5%, alla fine di quell’anno, la banca vorrà indietro il capitale e, in teoria e limitatamente a quella voce, 500 euro come compenso per il servizio (calcolo base non rateizzato). Tuttavia, questa percentuale nasconde una gigantesca “mezza verità”. Il calcolo basato unicamente sul TAN non dice al cittadino quanto sborserà realmente alla fine del piano di ammortamento a rate e a scadenze mensili, perché, molto furbescamente, esclude del tutto le costose spese accessorie, di istruttoria e di incasso, che sono indissolubilmente legate all’erogazione concreta del credito medesimo sul conto del debitore.

L’inganno commerciale del “Tasso Zero” (il falso mito)

La non esaustività del Tasso Annuo Nominale è il motore della più frequente (sebbene formalmente legale se ben esplicitata) illusione commerciale nel mondo del credito finalizzato in Italia: l’offerta, martellante presso concessionarie di veicoli nuovi e grandi catene di elettrodomestici, del famoso prestito a “Tasso Zero”. Spesso e volentieri, i cartelloni si riferiscono esclusivamente a un TAN dello 0%. Significa che la banca, effettivamente, non sta incassando interessi sul capitale vivo fornito.

Eppure, il consumatore si ritrova a pagare bollettini o incassi rata maggiorati di 3 o 5 euro ogni mese, a sborsare ingenti commissioni di istruttoria della pratica all’apertura del contratto (spesso calcolate al 2% o 3% dell’importo), o a dover accendere polizze obbligatorie di copertura a premi altissimi. Tutto questo è il profitto dell’istituto intermediario. Ed è proprio per stanare questo ammontare invisibile a occhio nudo, aggregando tutte queste fastidiose spese sparse in mille righe del contratto originario stipulato e firmato, che la normativa europea e la Banca d’Italia hanno reso obbligatorio l’utilizzo di un secondo indicatore infallibile: il TAEG globale.

Il TAEG: il Tasso Annuo Effettivo Globale (il costo totale, reale e finito)

Il TAEG è la “bussola d’oro” del mercato del credito. Questa percentuale, sempre calcolata su base annua, non si limita agli interessi puri figurativi sul capitale, ma include per legge tutte le spese obbligatorie per ottenere e mantenere il finanziamento in essere. Nel computo del TAEG e nella percentuale finale confluiscono inesorabilmente:

  • Gli interessi nominali calcolati dal TAN (la base inalienabile e principale).
  • Le spese di istruttoria (apertura della pratica in filiale).
  • Le commissioni di incasso rata o gestione pratica (addebiti RID/SEPA mensili).
  • Le imposte di bollo e le tasse statali previste sul contratto.
  • Il costo per i servizi di intermediazione di agenti del credito o mediatori creditizi iscritti agli appositi albi.
  • I premi delle assicurazioni, se richieste come obbligatorie per ottenere il mutuo o il prestito a quelle precise e vantaggiose condizioni descritte (ad esempio l’assicurazione scoppio/incendio nei mutui per la casa, o il rischio impiego nelle cessioni del quinto dello stipendio/pensione erogate).

La regola d’oro per confrontare due preventivi italiani

Come deve agire, nella pratica quotidiana, il consumatore italiano che deve accendere un prestito personale nel 2026? La regola è una e infallibile: ignorate completamente il TAN e concentrate tutta la vostra attenzione esclusivamente sul numero percentuale del TAEG esposto all’interno del modulo informativo SECCI europeo. A parità di importo netto erogato e a parità temporale esatta di durata del piano di rimborso (numero di mesi o anni), l’offerta più conveniente e meno costosa per le finanze di casa sarà sempre e in modo del tutto indiscutibile quella che presenta il TAEG nettamente o lievemente inferiore, a dispetto di qualsiasi altra promozione strillata sulle brochure in vetrina o in rete. Sapere questo significa non subire mai costi inattesi occulti.

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