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  • Prestiti per Studenti e Fondo Studio Consap nel 2026

    Affrontare un percorso universitario, o investire nella propria formazione post-laurea come un master, comporta costi che non sempre le famiglie possono sostenere interamente. Per garantire il diritto allo studio e supportare i giovani meritevoli, il mercato del credito italiano offre soluzioni mirate, comunemente note come “prestiti d’onore” o prestiti per studenti. A differenza dei tradizionali prestiti personali, che richiedono un reddito stabile e dimostrabile (spesso assente in chi studia a tempo pieno), i finanziamenti universitari presentano dinamiche agevolate, fortemente supportate da garanzie pubbliche gestite a livello statale.

    Nel 2026, l’accesso a questi strumenti è agevolato soprattutto grazie a specifiche iniziative governative che intervengono per abbattere il rischio bancario, permettendo così agli istituti di credito di erogare fondi a giovani privi di busta paga. Il principale strumento istituzionale in questo ambito è il Fondo per lo Studio, uno strumento di garanzia fondamentale per favorire la formazione di alto livello.

    I Prestiti per Studenti: logica e funzionamento

    La logica alla base del prestito per studenti, storicamente definito “prestito d’onore”, si fonda sulla fiducia nelle potenzialità future del giovane. La banca eroga la liquidità necessaria per pagare le rette universitarie, i materiali didattici o l’affitto per i fuori sede, scommettendo sul fatto che, una volta completati gli studi, lo studente troverà un impiego che gli permetterà di restituire il debito. Per questo motivo, la concessione di tali prestiti è quasi sempre legata a criteri di merito accademico: il mantenimento del finanziamento è spesso subordinato al raggiungimento di un determinato numero di crediti formativi annuali (CFU) o al mantenimento di una media di voti minima.

    Una caratteristica distintiva dei prestiti universitari è la struttura di rimborso. Spesso prevedono un “periodo di ponte” o preammortamento. Durante la durata del corso di studi, e talvolta per un breve periodo successivo alla laurea (per facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro), lo studente non è tenuto a restituire il capitale prestato, ma potrebbe dover versare solo piccole quote di interessi o, in alcuni casi, sospendere totalmente i pagamenti. Il vero e proprio piano di ammortamento a rate costanti inizia solo al termine di questa fase di tolleranza.

    Il ruolo centrale del Fondo per lo Studio Consap

    Poiché erogare prestiti a soggetti senza reddito rappresenta un rischio elevato per le banche commerciali, lo Stato italiano interviene attraverso il Fondo per lo Studio, uno strumento istituito per favorire l’alta formazione e gestito dalla Consap (Concessionaria Servizi Assicurativi Pubblici). Questo Fondo offre una garanzia statale a copertura dei prestiti erogati dalle banche convenzionate, proteggendo l’istituto finanziario in caso di eventuale insolvenza da parte del giovane laureato.

    Grazie all’intervento del Fondo Consap, gli studenti possono accedere ai finanziamenti senza la necessità di presentare solide garanzie patrimoniali personali o di far firmare un genitore come garante (fideiussione). L’obiettivo della misura è garantire pari opportunità, sganciando l’accesso al credito universitario dal ceto sociale o dalla solidità economica della famiglia di provenienza.

    Come accedere al Fondo e requisiti

    Per poter beneficiare della garanzia del Fondo per lo Studio, i richiedenti devono rispettare determinati requisiti stabiliti dalla normativa. Generalmente, il Fondo è rivolto a giovani meritevoli iscritti a corsi di laurea, lauree magistrali, master universitari o corsi di specializzazione post-laurea, presso atenei italiani o esteri riconosciuti. Possono fare domanda i giovani tra i 18 e i 40 anni in possesso dei requisiti di merito previsti (ad esempio un voto di diploma di almeno 75/100 per l’iscrizione a un corso di laurea, o un voto di laurea di almeno 100/110 per la magistrale e i master). Per ottenere le rate successive alla prima occorre essere iscritti all’anno successivo e aver superato almeno la metà degli esami previsti dal piano di studi dell’anno precedente.

    La richiesta parte dal portale MyConsap: lo studente inserisce i propri dati anagrafici e accademici e Consap verifica il possesso dei requisiti. Spetta poi alla banca o all’intermediario scelto valutare il merito creditizio ed erogare il finanziamento. L’elenco dei soggetti finanziatori aderenti è pubblicato sul sito ufficiale di Consap, nella pagina dedicata al Fondo.

    Pianificare con attenzione

    Pur trattandosi di prestiti agevolati, è vitale ricordare che si tratta pur sempre di debiti che andranno onorati in futuro, gravando sui primi stipendi del neolaureato. Prima di accendere un finanziamento universitario, è essenziale leggere attentamente i fogli informativi della banca prescelta, prestando attenzione non solo al TAEG applicato, ma soprattutto alla durata del periodo di grazia (preammortamento) e alle penali previste nel caso in cui non si rispettino i requisiti di profitto accademico (che potrebbero comportare la revoca anticipata del prestito). Una valutazione realistica delle reali necessità finanziarie e delle prospettive lavorative del settore prescelto aiuterà a non trasformare un investimento in un peso insostenibile.

  • Carte prepagate con IBAN vs carte di credito in Italia: guida 2026

    Fino a poco più di un decennio fa, la gerarchia degli strumenti di pagamento elettronici in Italia era netta: il conto corrente era il pilastro centrale inamovibile per le utenze, il bancomat (carta di debito) per i prelievi quotidiani e, per chi godeva di ottima salute finanziaria, c’era la prestigiosa carta di credito, spesso costosa e difficile da ottenere. Nel 2026, l’innovazione tecnologica portata dai colossi del fintech, dalle neobanks e dalle nuove direttive bancarie (Open Banking) ha stravolto questo schema arcaico. Il mercato italiano odierno è letteralmente dominato da uno strumento ibrido e formidabile che fonde il meglio di due mondi distinti: la carta prepagata evoluta dotata di codice IBAN. Scegliere tra questo strumento di ultima generazione e una carta di credito bancaria tradizionale non è una questione banale, poiché impatta direttamente sulle garanzie disponibili, sui costi vivi fissi annuali e sulla capacità di gestire il proprio bilancio in caso di imprevisti e viaggi.

    Carta di credito tradizionale: plafond e fido bancario

    La carta di credito tradizionale, emessa solitamente dalla banca presso cui si ha radicato l’accredito dello stipendio, è uno strumento squisitamente “di debito procrastinato” o di vero prestito vero e proprio (nei casi di rateizzazione o carte revolving). Il suo meccanismo base è rimasto invariato: la banca assegna al titolare un limite di spesa massimo mensile (il “plafond”, ad esempio di 1.500 o 3.000 euro). Per tutto il mese, il cliente può effettuare acquisti nei negozi (tramite circuiti internazionali sicuri e affidabili come Visa o Mastercard) o su internet senza che sul suo conto vi sia necessariamente la liquidità disponibile al momento della transazione. L’addebito di tutte le spese sommate (l’estratto conto complessivo) avverrà in un’unica e drastica soluzione il mese successivo (in genere tra il 10 e il 15 del mese solare a seguire).

    I pro inconfutabili: è la carta universalmente accettata e richiesta senza alcuna eccezione per bloccare fondi a titolo di garanzia (cauzione). Risulta infatti tassativa e irrinunciabile per poter stipulare il noleggio di un’autovettura in vacanza (rent a car), per la garanzia delle franchigie su crociere e per moltissime prenotazioni in grandi catene alberghiere di livello, che non accettano strumenti non associati a fidi reali. Inoltre, molte di queste carte top includono preziose polizze assicurative per i viaggi all’estero, copertura e rimborso sui bagagli perduti e tutela legale sugli acquisti non conformi.

    I contro e ostacoli: non tutti i cittadini italiani possono ottenerla. Serve dimostrare un reddito fisso mensile, avere un contratto di lavoro solido e, soprattutto, non risultare iscritti al CRIF o in Centrale Rischi come cattivi pagatori. Il canone annuale per il mantenimento di queste carte di pregio è mediamente elevato.

    Carte Prepagate evolute con IBAN: indipendenza e scudo contro le frodi

    La vera rivoluzione accessibile a chiunque e a bassissimo costo è la prepagata con IBAN. Si tratta di una ricaricabile che non viaggia “sottotraccia”, ma dispone di un proprio codice IBAN italiano o europeo univoco impresso sul retro (o in app digitale), comportandosi esattamente a tutti gli effetti normativi e pratici come un conto corrente di base semplificato. Puoi farti accreditare puntualmente lo stipendio, attivare la domiciliazione per pagare comodamente le bollette della luce (SEPA SDD) ed effettuare, o ricevere in un baleno, bonifici ordinari e istantanei europei, tutto senza dover necessariamente aprire un classico e costoso conto bancario in filiale.

    Il grande, monumentale vantaggio di queste carte ricaricabili smart risiede nel controllo millimetrico: si può spendere rigorosamente solo e soltanto la somma di denaro pre-caricata e presente in quel preciso momento sulla carta. Questo sistema azzera, letteralmente e matematicamente, qualsiasi rischio assoluto di andare accidentalmente “in rosso” (nessuno scoperto di conto per cui subire penali astronomiche) e limita preventivamente i danni (il furto potenziale in caso di smarrimento, clonazione della carta all’estero o violazione fraudolenta dei dati in un e-commerce compromesso) all’esatto e risibile importo presente nel saldo in quel momento. Molti di questi prodotti prevedono canoni contenuti e l’apertura a distanza tramite app, con riconoscimento via smartphone.

    I limiti da conoscere in anticipo: a differenza della sorella maggiore, non consentendo di operare in assenza di fondi pre-autorizzati, non può quasi mai essere impiegata per lasciare depositi cauzionali di garanzia cospicui al noleggio auto aeroportuale e difficilmente permette pagamenti rateali integrati, anche se alcune piattaforme stanno iniziando a testare formule di dilazione sui pagamenti più esosi.

    Quale prodotto scegliere per le proprie finanze nel 2026?

    Nel 2026, il portafoglio ideale dell’utente italiano informato ed esperto non impone una scelta radicale tra i due prodotti, bensì propende sempre più per la convivenza strategica (la tattica del doppio binario). Si consiglia caldamente di mantenere in tasca la prepagata con IBAN evoluta per l’utilizzo frenetico quotidiano (piccole transazioni tap, spesa al supermercato e per sostenere con immensa tranquillità lo shopping selvaggio online senza esporre mai i propri veri patrimoni e risparmi). Contemporaneamente, relegare l’uso della carta di credito tradizionale e classica esclusivamente per bloccare hotel, prenotare noleggi complessi (assicurando la famiglia per gli imprevisti di viaggio) e finanziare grossi esborsi estemporanei dilazionabili agilmente sul mese a venire, sfruttando al cento per cento il mese gratuito di valuta concesso dalle banche e dai fidi italiani.

  • Credito finalizzato in negozio in Italia: tutele per l’acquirente 2026

    Acquistare un televisore di ultima generazione, l’arredamento completo per il salotto, uno smartphone o perfino cure odontoiatriche importanti pagando in comode rate mensili è una prassi ormai radicata nelle abitudini di consumo degli italiani. Questa tipologia specifica di finanziamento, proposta e sottoscritta direttamente presso il punto vendita fisico o al checkout di un e-commerce e indissolubilmente legata all’acquisto di un bene o servizio specifico, è tecnicamente definita come “credito finalizzato”. Nel panorama italiano del 2026, in virtù delle normative a difesa dei consumatori e della trasparenza finanziaria, accendere un credito finalizzato garantisce una rete di protezione straordinariamente efficace e solida per l’acquirente, spesso non nota a chi compila distrattamente i moduli di adesione presso la cassa o lo stand commerciale.

    La struttura a tre soggetti: Consumatore, Venditore e Finanziaria

    La particolarità intrinseca e strutturale che distingue nettamente il credito finalizzato da un classico e comune prestito personale risiede nell’architettura contrattuale, che coinvolge operativamente sempre e necessariamente tre figure e soggetti distinti: l’acquirente (il consumatore finale che riceverà fisicamente o usufruirà in modo concreto del bene/servizio e che pagherà ratealmente con interessi passivi o con zero interessi nominali, qualora previsti in agevolazione a promozione), il commerciante venditore convenzionato (che vende e consegna il prodotto o la fattura in loco) e, in ultimo ma non meno importante, la società erogante il finanziamento, finanziaria, banca specializzata e spesso lontanissima (che esamina prontamente con sistemi telematici rapidi lo scoring e la tenuta del merito del cittadino o del credito, e in meno di un’ora lo approva ed eroga).

    In questo peculiare e intricato schema non c’è mai alcun bonifico a transito e a favore del consumatore finale privato. La finanziaria paga direttamente e istantaneamente (di norma entro pochi giorni dall’evasione o dalla consegna in spedizione) l’intero e totale importo netto (fattura al lordo dell’eventuale minuzioso e preteso acconto rilasciato al bancone) pattuito per il bene proprio e direttamente nelle casse o nei bilanci operativi dell’azienda commerciale che ha venduto in origine lo stesso (il rivenditore). Da quel momento, il cliente è in debito esclusivo, solido e vincolante unicamente nei confronti della banca terza erogatrice per le rate previste dal piano temporale di ammortamento.

    Il “Collegamento Negoziale”: la più forte tutela di legge (2026)

    Cosa accade, però, se il divano non viene mai consegnato (inadempienza)? Oppure se lo smartphone acquistato in comode rate mensili risulta rotto in modo irrimediabile e il venditore non interviene, o peggio, il centro odontoiatrico per cui abbiamo versato migliaia di euro fallisce o scompare nel nulla lasciando il lavoro medico a metà o non fatto? In un classico finanziamento libero non finalizzato al consumo in bianco, il consumatore si troverebbe di fronte a un dramma economico colossale e ineluttabile: dovrebbe ostinatamente continuare per legge a rimborsare il debito rateizzato alla sua estranea banca mese per mese, per un bene palesemente rotto o per un servizio medico fantasma.

    Nel 2026, la tutela estrema e suprema per il prestito e credito strettamente “finalizzato e legato all’acquisto”, prevista dal Testo Unico Bancario e dal Codice del consumo, su cui vigila anche l’Autorità Antitrust (AGCM), si materializza nel sacro e inattaccabile principio del “collegamento negoziale”: il contratto di finanziamento a monte per erogare il prestito, e il contratto di compravendita materiale vero e proprio a valle (lo scontrino o la fattura) sono indissolubilmente uniti. Se il contratto di acquisto si dissolve per grave e imputabile inadempimento palese del venditore, o perché il cittadino decide saggiamente e normativamente di avvalersi per tempo (solitamente i famigerati e noti 14 giorni di tempo utili per legge) del “diritto di ripensamento” (o recesso a distanza) per ridare via l’ingombrante merce non desiderata e integra, anche il contratto in essere con la banca legata svanisce d’incanto.

    Come far valere i propri diritti nella pratica

    Se vi trovate nella situazione malaugurata di non ricevere la merce per grave colpa accertabile della struttura venditrice, non sospendete istintivamente o d’impeto i pagamenti alla banca in autotutela improvvisata (sareste marchiati nei sistemi CRIF ingiustamente!). La procedura e prassi impeccabile e corretta italiana, prevista dai codici, impone di inviare senza appello formale diffida via PEC o mezzo Raccomandata A/R in mora esplicita e diretta (Costituzione in mora del debito e obbligo) e diffida ad adempiere contro il negoziante difettoso e, per assoluta conoscenza copia, alla finanziaria. Se il venditore non adempie nonostante la messa in mora e l’inadempimento non è di scarsa importanza, il consumatore ha diritto alla risoluzione del contratto di credito collegato (art. 125-quinquies del Testo Unico Bancario): in tal caso il finanziatore deve rimborsare le rate già pagate e gli altri oneri applicati. In caso di disaccordo ci si può rivolgere all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF).

  • Prestito Personale o Finalizzato: Differenze e Tassi

    Nel panorama del credito al consumo in Italia, i consumatori che necessitano di liquidità per far fronte a spese impreviste o per realizzare progetti familiari si trovano spesso a dover scegliere tra due macro-categorie di finanziamento: il prestito personale e il prestito finalizzato. Sebbene l’obiettivo finale sia in entrambi i casi ottenere del denaro da rimborsare a rate, le dinamiche di erogazione, la destinazione dei fondi e le condizioni economiche applicate differiscono in modo sostanziale. Comprendere queste differenze è fondamentale per orientarsi nel mercato e stipulare il contratto più adeguato alle proprie necessità.

    La scelta tra una tipologia e l’altra non dipende solo dalle preferenze del richiedente, ma è spesso vincolata dalla natura stessa della spesa che si intende affrontare. Analizzare le caratteristiche tecniche di questi strumenti, supportati dai dati ufficiali della Banca d’Italia per l’ultima parte del 2026, permette di valutare con maggiore chiarezza i costi reali dell’indebitamento ed evitare condizioni sfavorevoli.

    Il Prestito Personale: libertà di utilizzo

    Il prestito personale è un finanziamento non vincolato all’acquisto di uno specifico bene o servizio (credito non finalizzato). Quando si richiede un prestito personale presso una banca o una società finanziaria, il cliente non è tenuto a giustificare in modo stringente o a documentare (tramite fatture o preventivi) come utilizzerà la somma erogata. Una volta approvata la richiesta, la liquidità viene accreditata direttamente sul conto corrente del richiedente, che ne dispone in totale libertà, ad esempio per ristrutturare casa, organizzare un matrimonio, affrontare cure mediche o semplicemente ottenere liquidità aggiuntiva.

    Questa grande flessibilità rappresenta il vantaggio principale del prestito personale. Tuttavia, comportando un rischio maggiore per l’ente creditore (che non ha il bene acquistato come garanzia indiretta), l’istruttoria per la concessione si basa esclusivamente sulla solidità finanziaria del richiedente, ovvero sulla sua capacità reddituale e sul suo storico creditizio pulito nei Sistemi di Informazioni Creditizie (SIC).

    Il Prestito Finalizzato: il credito sul punto vendita

    Il prestito finalizzato, al contrario, è strettamente legato all’acquisto di un bene o servizio preciso, come un’automobile, un elettrodomestico, mobili, o persino per pagare un corso di formazione o cure dentistiche. Questa tipologia di credito è quasi sempre gestita direttamente presso il punto vendita del bene (concessionaria, negozio di elettronica) grazie ad accordi commerciali tra il venditore e una o più società finanziarie. L’acquirente non riceve il denaro sul proprio conto corrente: la finanziaria versa l’importo direttamente al rivenditore, e il cliente si impegna a restituire la somma ratealmente alla finanziaria stessa.

    Il prestito finalizzato risulta molto comodo perché l’intera pratica viene istruita nel luogo dell’acquisto, velocizzando i tempi. Inoltre, in virtù degli accordi promozionali tra venditori e finanziarie, è comune trovare offerte molto vantaggiose, come il famoso “tasso zero” (dove il TAN è pari a zero e gli interessi sono di fatto assorbiti dal venditore; possono però restare spese accessorie, da verificare guardando il TAEG).

    Confronto sui costi: i dati TEGM del 2026

    Per comprendere appieno le differenze di costo tra queste due forme di credito, è essenziale osservare i tassi di mercato. Un indicatore ufficiale e affidabile è il Tasso Effettivo Globale Medio (TEGM), rilevato trimestralmente dalla Banca d’Italia per conto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, che serve anche a calcolare le soglie di usura. Nel quarto trimestre del 2026, il TEGM per i prestiti personali si attesta al 12,08%, mentre per i finanziamenti finalizzati (che escludono le carte revolving, con tassi molto più alti) il TEGM è pari all’11,30%.

    Questi dati confermano una tendenza strutturale del mercato: mediamente, i prestiti finalizzati tendono a costare leggermente meno dei prestiti personali, grazie al minor rischio percepito e alle dinamiche commerciali del credito sul punto vendita. Tuttavia, questi sono valori medi: è imperativo per il consumatore confrontare sempre il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale) specifico proposto nel preventivo, che rappresenta il costo totale reale del credito includendo interessi e spese accessorie.

    La scelta consapevole

    La decisione tra prestito personale e finalizzato dovrebbe essere guidata dalla natura della spesa. Se l’obiettivo è acquistare un bene di consumo in un negozio fisico o online, esplorare prima le opzioni di finanziamento finalizzato proposte dal venditore è solitamente la mossa più logica ed economicamente conveniente (specialmente in presenza di promozioni). Viceversa, per spese frammentate, acquisti tra privati (es. un’auto usata comprata da un conoscente), o quando si necessita di pura liquidità da gestire autonomamente, il prestito personale rimane l’unico strumento percorribile.

    In ogni caso, prima di sottoscrivere qualsiasi contratto di debito, è fondamentale richiedere e leggere attentamente il modulo SECCI (Informazioni Europee di Base sul Credito ai Consumatori), che riassume in modo standardizzato tutte le condizioni economiche, assicurandosi che la rata proposta sia pienamente sostenibile in relazione al proprio reddito mensile.

  • Fondo Garanzia Prima Casa Consap 2026: Guida Aggiornata

    L’acquisto della prima casa rappresenta uno dei passi più importanti nella vita di molte persone, ma spesso la mancanza di liquidità iniziale rende difficile l’accesso al credito bancario. In Italia, per agevolare l’ottenimento di mutui ipotecari, è attivo il Fondo di Garanzia per la Prima Casa, gestito da Consap (Concessionaria Servizi Assicurativi Pubblici) per conto del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Questo strumento offre una garanzia statale che rassicura le banche, permettendo loro di erogare finanziamenti fino al 100% del valore dell’immobile, superando il tradizionale limite dell’80% previsto per i mutui fondiari ordinari.

    Nel 2026, l’accesso al Fondo mantiene una distinzione chiara tra la garanzia standard (accessibile a tutti) e le tutele rafforzate per categorie prioritarie, come i giovani under 36. È fondamentale conoscere queste differenze e i requisiti necessari per presentare una domanda corretta, tenendo conto anche della fine delle esenzioni fiscali scadute a fine 2023 che spesso creano confusione tra i futuri acquirenti.

    Cos’è il Fondo Consap e la garanzia al 50%

    Il Fondo Consap interviene offrendo una garanzia dello Stato sul mutuo per l’acquisto (o acquisto e ristrutturazione) della prima casa. La misura base prevede una garanzia pari al 50% della quota capitale. Questa opzione è accessibile a tutti i cittadini senza limiti di età o vincoli di reddito (ISEE). I requisiti fondamentali riguardano l’immobile: deve trovarsi in Italia, non essere accatastato come immobile di lusso (categorie A/1, A/8 e A/9) e il mutuo richiesto non può superare i 250.000 euro. Inoltre, il richiedente non deve possedere altri immobili abitativi, salvo quelli acquisiti per successione e in uso gratuito a genitori o fratelli.

    La garanzia al 50% è pensata per supportare chi, pur avendo un reddito stabile per pagare la rata mensile, non dispone dell’anticipo del 20% solitamente richiesto dalle banche. Gli istituti di credito che aderiscono all’iniziativa si impegnano ad applicare condizioni trasparenti e agevolate, stabilite dalla convenzione tra ABI e MEF, rendendo il finanziamento più sostenibile per le famiglie.

    La garanzia potenziata all’80% per gli under 36

    Per sostenere l’autonomia abitativa delle categorie più vulnerabili, la normativa prevede una garanzia potenziata che copre l’80% della quota capitale. Questa agevolazione è riservata a specifiche categorie prioritarie: le giovani coppie in cui almeno uno dei componenti non abbia superato i 35 anni, le famiglie monogenitoriali con figli minori, i conduttori di alloggi di Istituti autonomi per le case popolari, e i giovani under 36 (ovvero coloro che non abbiano ancora compiuto trentasei anni).

    Per poter beneficiare della garanzia dell’80% occorre un ISEE non superiore a 40.000 euro annui e un mutuo di importo superiore all’80% del prezzo dell’immobile; il regime rafforzato è prorogato fino al 31 dicembre 2027. Questa misura si rivela fondamentale per i giovani che, trovandosi all’inizio del proprio percorso professionale, non hanno ancora accumulato i risparmi sufficienti per versare l’anticipo. Con l’80% di garanzia statale, è possibile ottenere mutui con un loan-to-value (LTV) fino al 100%, facilitando enormemente l’acquisto dell’abitazione.

    Fine delle agevolazioni fiscali: cosa cambia nel 2026

    Un aspetto cruciale da chiarire per chi acquista casa nel 2026 riguarda la parte fiscale. Fino a fine 2023, i giovani under 36 con ISEE sotto i 40.000 euro beneficiavano delle cosiddette “agevolazioni fiscali Prima Casa Under 36”, che prevedevano l’esenzione totale dalle imposte di registro, ipotecaria e catastale. Queste agevolazioni fiscali sono definitivamente scadute a dicembre 2023.

    Oggi, un giovane under 36 può ancora sfruttare la garanzia Consap all’80% per ottenere il mutuo in banca (grazie all’ISEE agevolato), ma in sede di rogito dovrà obbligatoriamente pagare le normali imposte sull’acquisto della prima casa, pari al 2% se acquista da privato o all’IVA agevolata al 4% se acquista da impresa costruttrice. Il supporto dello Stato, dunque, è ora focalizzato esclusivamente sull’aiuto nell’accesso al credito bancario.

    Come presentare la domanda in banca

    La procedura per accedere al Fondo Consap non prevede un’interazione diretta tra il cittadino e la Consap. La gestione è interamente delegata alle banche aderenti. Al momento della richiesta del mutuo, il richiedente deve compilare l’apposito modulo Consap presso la propria filiale, allegando l’attestazione ISEE valida qualora richieda la garanzia potenziata all’80%.

    La banca si occupa di trasmettere la documentazione a Consap, la quale, in genere, fornisce una risposta sull’ammissione alla garanzia entro 20 giorni. Una volta ottenuto il via libera, l’istituto di credito procede con la delibera definitiva e l’erogazione del finanziamento. Per evitare inutili ritardi che potrebbero compromettere l’acquisto dell’immobile, è sempre consigliato presentarsi in banca con una documentazione anagrafica e reddituale completa e aggiornata.